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Attilio Perrelli – Pittore Tortorese – Tortora (CS)

Via Provinciale, 80, 87020 Tortora CS

Attilio Perrelli – Pittore Tortorese – Tortora (CS)

Attilio Perrelli è un pittore squisitamente moderno, nel senso che molto in lui nasce dalla riflessione sul mondo, più che dal semplice confronto con il mezzo pittorico. Lo dimostrano le sue figure, dove l’analisi dinamica e formale prevale sui colori, luminosi e primari, giungendo a esiti quasi astratti e di estremo rigore. Altrove, invece, prevale il gesto, ma anche in
questo caso, è un gesto controllato, di sottile pregnanza e mai fine a se stesso.

critico d’arte Paolo Levi

Attilio Perrelli allo specchio

CIRELLA AAHAR
Il settimanale GENTE Sud è lieto di presentare a Cirella fila presso l’Hotel Aahar il pittore ATTILIO PERRELLI, conterraneo, nato nella vicina Tortora il 24 – 11 – 1948, con una vasta produzione di tele dal realismo intenso. Immagini familiari, luoghi comuni che esprimono efficacemente il pacato travaglio, soffuso di rassegnazione, della solitudine della sua gente. Il Perrelli che è un istintivo, dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte, parteci-
pò, con notevole successo, a molte mostre collettive e personali a Milano, Bologna, Modena, Roma e a tante altre località della penisola presentato dall’Associazione Artisti Enti pendenti “Il Naviglio” e della Cooperativa Culturale “Don Lorenzo Milani” di Milano. Pur schivo da esibizionismo, Attilio Perrelli, schietto, spontaneo ed efficace-
mente imprevedibile nella crudezza dell’attualità, è già qualcuno, nella intricata ragnatela della pittura, in campo nazionale. Com’è consuetudine di noi di GENTE Sud, non adusi a vendere fumo, presentando Attilio Perrelli crediamo fermamente dì rendere un servigio all’Arte ed a quanti credono e vivono in essa. All’età di 14 anni é già segnalato con un 2° premio; insegnante di Educazione artistica dal ’70 (passando nei ruoli dello Stato dall’86), Attilio Perrelli (Risorto) inizia la sua attività artistica come pittore, scultore e ritrattista. Dal ‘71 al ‘73. fa parte dei pittori sul Naviglio, dando avvio ad una pittura astratto-concreta che sfocerà in un simbolismo-espressionista. Nel ‘75, in Calabria, espone la prima mostra con questo stile. Nel ‘78, viene selezionato per un concorso di pittura d’avanguardia a Parigi. Dopo un 2° premio ottenuto a Milano, non parteciperà più a concorsi. Pluripremiato, le sue opere sono presenti in Italia e all’estero; Perrelli realizza murales, sculture anche metalliche, dipinti per abitazioni e per ambienti religiosi. Scrive Paolo Levi: “Il gesto… riporta le immagini a una semplificazione primordiale con l’intenzione di rifare l’uomo, la natura, le cose, togliendoli dalle mani di coloro che tutto dominano… Una pittura che consuma il dramma esistenziale dell’uomo sotto la luce cocente delle sue responsabilità…”

Macerata, 9 / XI / 1991

Caro Attilio,

ti ringrazio del tuo ricordo generoso è non certo raramente ripenso anch’io al nostro primo incontro, che si inserisce fra i migliori compresi nell’arco della mia esistenza: quando i primi contatti fra due o più persone si svolgono in un’area illuminata dalla presenza della poesia, che é presenza altresì dei valori supremi dello spirito, delle visioni dall’alto, di una concezione della vita in sostanza che si proietta sullo sfondo di un orizzonte senza confini, l’amicizia non può non seguire come conseguenza direi quasi obbligata: un presupposto questo indispensabile o insostituibile per sorreggere il mondo degli affetti, dell’arte e della fede. Per un’improvvisa associazione di immagini ripenso ad un altro caro artista (di mia patria che alla sua consumata padronanza del pennello associava una cultura non comune) il quale ripeteva a volte non essere difficile separare la realizzazione poetica (nella pittura, come nella scultura ecc.) da quella che tale non è: ” quando ci sbatti la testa – così si esprimeva – ti trovi di fronte al fallimento completo; quando invece lo sguardo non rivela stanchezza dinanzi all’oggetto contemplato, sei alla presenza della vera creazione È Per questo motivo ripenso sovente all’alto numero di osservatori immobili dinanzi alla Gioconda leonardesca al Louvre, così come di fronte ai capolavori dei musei ateniesi. In questo campo io mi sono giovato della relazione diretta con testi viventi, e della loro conversazione illuminante. Uno degli ultimi in ordine di tempo il Prof. Franco Barbieri di Vicenza, passato da qualche anno da Macerata a Milano: per circa un quinquennio, quando la locale Università non disponeva ancora più dei due antichi palazzi, ho diviso con lui lo studio che ci era stato destinato, anche per l’affinità delle due discipline (arte figurativa e storia della critica letteraria).

E – notizia che ti farà piacere – volli mostrare a lui qui nella mia casa, anche le tue opere luminose. Ti dirò che amo sovente ripropormi la lettura e non tanto quella del ghigno o riso beffardo del primo Giuda o della festosa villanella ispirata alla fanciulla del sabato leopardiano, quanto del vasto paesaggio calabrese così denso di richiami lontani nel tempo, di potere evocativo e quindi di infinito, la nota – ripeto – intesa a distinguere la bellezza da ogni altro tentativo mancato, la felice traduzione di un’idea in una tela o in un marmo dal suo contrario. Il Giuda in mio possesso mi sembra anticipi la tua nuova visione dell’uomo e della sua tragedia odierna, cui accenni nella tua lettera: é questo uno dei centri dei miei limitati interessi specifici e il volume che stò ora pubblicando a Napoli contiene almeno tre studi dedicati al nostro tema così attuale e così perturbante: il tuo nuovo cromatismo caldo acceso nervoso mi par tenda a privilegiare
l’indirizzo diciamo così strutturale della composizione figurativa e a ricostruire l’immagine reale nel senso neo-espressionista.

Coraggio quindi, caro Attilio, coraggio e avanti sempre memore dello stimolo dantesco: ” Se tu segui tua stella, / non puoi fallire a glorioso porto ” ( Inf., XV, 55 – 56 ); la poesia, consegnata al colore, alla penna o allo scalpello ecc., è un atto di fede soprattutto, e quando la fede é totale il successo non può mancare: i numeri li possiedi in abbondanza e le conferme ti sono state e continueranno ad esserti vicine.
Ti esprimo, quindi, il mio augurio migliore per la tua personale.

critico scrittore poeta Febo Allevi

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